l Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership

Sabato  14 marzo alle 21,00  

presso

TEATRO GALLETTI DOMODOSSOLA

TTIP Opportunità o cavallo di Troia

Per informare in merito ai trattati internazionali che cambieranno a livello internazionale gli scambi commerciali e le produzioni.

 

l Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP,Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un trattato di libero scambio e investimento, che l’Unione Europea e gli Stati Uniti stanno attualmente negoziando in segreto. L’intenzione di dare il via ai negoziati TTIP era stata annunciata inizialmente dal presidente Barack Obama nel suo discorso sullo stato dell’Unione nel febbraio 2013 e il primo ciclo di negoziati ha avuto luogo tra i funzionari della Commissione europea e gli Stati Uniti nel luglio dello stesso anno. L’obiettivo è di superare il più rapidamente possibile la fase delle discussioni senza far trapelare det tagli in pubblico. Si spera infatti che le trattative possano essere portate
a termine prima che i cittadini europei e americani scoprano le vere dimensioni delle minacce costituite dal TTIP. Come ammettono anche i funzionari delle due parti, lo scopo primario del TTIP non è di stimolare gli scambi attraverso l’eliminazione delle tariffe tra l’UE e gli USA poiché queste sono già a livelli minimi. Il fine principale del TTIP è, come essi stessi confermano, l’eliminazione di “barriere” normative che limitano i profitti potenzialmente realizzabili dalle
società transnazionali a est e a ovest dell’Atlantico. Tuttavia, queste “barriere” rappresentano in realtà alcuni dei nostri standard sociali maggior mente apprezzati, ossia le normative ambientali, i diritti dei lavoratori, le norme per la sicurezza alimentare (comprese le restrizioni sugli OGM), i regolamenti sull’uso di sostanze chimiche tossiche, le leggi sulla privacy digitale e anche le nuove norme a tutela delle operazioni bancarie, introdotte per prevenire che si verifichi una crisi finanziaria come quella del 2008. La posta in gioco, insomma, non potrebbe essere più alta. In aggiunta al programma di deregolamentazione, il TTIP mira a creare nuovi mercati con l’apertura dei servizi pubblici e dei contratti per appalti governativi alla concorrenza di imprese transnazionali, minacciando così di provocare un’ulteriore ondata di privatizzazioni in settori chiave come la sanità e l’istruzione. Ma ciò che desta maggiore preoccupazione è che il TTIP stia cercando di concedere agli investitori stranieri un nuovo diritto di citare in giudizio i governi sovrani, portandoli di fronte a tribunali arbitrali creati ad hoc, qualora le loro società subissero una perdita di profitti derivante da decisioni di politica pubblica. Questo meccanismo di “risoluzione delle controversie tra investitori e Stato” innalza di fatto il capitale transnazionale ad uno status equivalente a quello di uno stato nazionale e minaccia di indebolire i principi più elementari della democrazia, tanto nell’Unione Europea che negli Stati Uniti. Il TTIP quindi viene visto, a giusto avviso, non come un negoziato tra due concorrenti commerciali, ma come un tentativo da parte di compagnie transnazionali di aprire e deregolamentare i mercati su ambedue le sponde dell’Atlantico. Tra i cittadini dell’UE e degli USA sorgono quindi preoccupazioni sempre maggiori di fronte alle minacce costituite dal TTIP, mentre raggruppamenti della società civile stanno riunendo attualmente le proprie forze, assieme ad accademici, parlamentari e altri, per evitare che funzionari di governo pro-business decretino la fine degli standard sociali e ambientali fondamentali sopra citati. Tutti sono incoraggiati a partecipare a questa resistenza.
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